La biblioteca comunale di Tissi invita alla presentazione del libro di Cristiano Sabino “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”, Condaghes edizioni.
Dialoga con l'autore: Giovanni Fara.
L'appuntamento è per venerdì 20 aprile alle ore 18:30 in biblioteca.

L'incontro è organizzato in collaborazione con l'Amministrazione comunale di Tissi, il Sistema Bibliotecario Coros Figulinas e la Cooperativa Comes di Sassari.

L'autore
Cristiano Sabino nasce a Sassari nel 1979. Frequenta fin da giovanissimo il circolo ´Spazio Rosso´ e dopo il liceo studia filosofia a Pisa, dove milita nel movimento antagonista. Nel 2001 manifesta contro il G8 a Genova e al rientro nell'isola partecipa alla fondazione di A Manca pro s'Indipendentzia, nella quale Sabino ricoprirà vari incarichi fino a diventarne portavoce. Sono gli anni in cui il partito subisce una dura repressione e nello stesso tempo si muovono i primi passi verso la convergenza delle varie anime indipendentiste. Concluso il suo periodo di formazione, tra l´Italia e la Germania, discutendo la sua tesi di dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Sabino torna a vivere in Sardegna dove oggi lavora come docente di ruolo e prosegue la sua militanza politica. Fondatore della rivista Camineras, ha curato una voce per l´enciclopedia Treccani Croce-Gentile, collabora alla rubrica di opinione di Cagliari Pad e con il blog dell´ex direttore de L´Unione Sarda Anthony Muroni.

Il libro
"La lingua, la storia, le basi e i poligoni militari, l´equivoco della modernità d´importazione, lo spopolamento, i luoghi comuni sui sardi e sulla loro presunta incapacità di emanciparsi, le laceranti ferite dovute ai disastri ambientali e lo smantellamento di ogni prospettiva economica non basata sulla dipendenza e sulla subalternità, ma anche una feroce autocritica sulle involuzioni della sinistra e la crisi profonda del pensiero politico alternativo al modello liberista in un fitto dialogo dell´autore con il misterioso "Compagno T.". Una raccolta di lettere scritte con linguaggio franco e crudo che ricompongono una storia di militanza e passione civile, in una terra condannata ad essere una periferia senza valore. Uno scambio senza esclusione di colpi tra due compagni oramai divisi da un vertiginoso rift culturale prima ancora che politico. Da una parte l'adesione acritica all'ideologia di Stato che gradualmente ma inesorabilmente trasforma i rivoluzionari rossi in tiepidi difensori dello status quo affetti da una vera e propria sindrome di Stoccolma verso l´oppressore. Dall'altra una ricerca continua e instancabile per strappare quel velo di Maya, frutto di una storia di alienazione ma diventato ormai norma e natura, che ha portato la maggioranza dei sardi a riprodurre automaticamente i medesimi meccanismi della subalternità. Una j´accuse diretta e graffiante ma mai distruttiva, sempre con lo sguardo rivolto al futuro e al progetto."

Cristiano Sabino2