LE CHIESE

San Pietro in Vincoli

Non presenta molto interesse dal punto di vista architettonico, le tendenze stilistiche sovrapposte denunciano troppi rimaneggiamenti avvenuti nel tempo. Di questa chiesa si ha notizia fin dal 1300, nel secolo XVII essa aveva pressoché le attuali dimensioni. Il campanile è del 1775 e una nuova facciata venne costruita nel 1878 al posto della precedente più antiquata. Anche all’interno si possono notare rimaneggiamenti, come dimostrano i cornicioni e gli intonaci posticci dei pilastri e della pavimentazione in graniglia che ha sostituito, purtroppo, quello più antico e di gran pregio in ardesia. Sino al 1835 vi venivano seppelliti i defunti. La chiesa ha tre navate coperte a botte, e presenta, nel presbiterio, alcuni affreschi del pittore – fotografo, Baldassare Manca, mentre un affresco di un’altra cappella è attribuito al pittore Paglietti.

San Francesco

Il convento e la chiesa francescana dei frati furono costruiti intorno al 1610 su iniziativa del marchese Valdecazana e a spese del comune, fuori la cinta urbana sul colle sovrastante il paese. In passato, il convento fu adibito ai più svariati usi, fu ospitata per anni la caserma dei carabinieri e la pretura. Il convento fu ultimato nel 1908. L’attuale facciata della chiesa risale al 1935, sul suo campanile esiste l’unico orologio solare di Ittiri. Notizie relative alla chiesa si possono trovare nel Liber Mortorum della parrocchia di San Pietro, da cui si apprende l’esistenza della cappella di San Diego, di San Pietro di Alcantare, S. Antonio di Padova, e si da notizia anche che nelle cappelle della chiesa si seppellivano i defunti, e che una di queste era riservata esclusivamente al seppellimento dei cittadini di nobili origini.

Nostra Signora del Monserrato

E’ considerata la più bella chiesa ittirese per la semplicità delle sue linee e per tipica architettura sarda con una sola navata coperta con volta a crociera e con ai lati 4 cappelle. La chiesa, molto piccola rispetto alle altre, esisteva già nel 1600, si può leggere in un lascito datato 1695: “a su oratoriu de Monserradu battor carritas de trigu”; in una delle sue due campane si legge: Santa Maria de Monte Serrato ora pro nobis oppiai de Itri canneto 1778. La statua che sta sull’altare maggiore potrebbe, per plasticità delle forme e assenza di un legame psicologico tra madre e figlio, richiamare alla memoria l’arte dei quattrocentisti, specie la pittura del Masaccio e di Piero della Francesca.

Nostra Signora del Carmelo

Restaurata da poco, ha una sola navata coperta con volta a botte e l’altare laterale. La prima notizia che si ha di questa chiesa risale al 1695. Si tratta di un lascito per la sua fabbricazione: “duos quartos de trigu a sa fabbrica de su Carminu. Di altri numerosi lasciti, ìn natura, si ha notizia tra il 1702 e il 1707. Nel 1716, la chiesa non risultava ancora ultimata, ma nel 1737 si ha notizia dell’insediamento di un eremitano, segno che era stata ultimata. Nella chiesa, meglio nel suo cortile, sono ancora evidenti i resti delle sepolture che hanno avuto inizio nel 1749, cosa che si apprende da una scritta in spagnolo. Il cimitero di questa chiesa verrà ampliato nel 1865 per consentire l’inumazione dei numerosi morti a causa del colera.

CHIESE CAMPESTRI E MONASTERI

San Giovanni

Presenta scarso valore storico ed artistico. Pur non conoscendone la nascita, si può affermare che esisteva già nel 1698. La chiesa ha una sola navata e il presbiterio spostato a destra per lasciare posto alla sagrestia. Esiste uno scantinato e un pozzo da cui i fedeli attingevano l’acqua durante “su izzadorzu”.

San Maurizio

Anche questa chiesa campestre, che sorge in una zona chiamata Occhila , dove è accertata l’esistenza di un antico villaggio, è stata edificata come le altre chiese medioevali della zona. Ha una sola navata coperta con una volta a botte, in blocchetti calcarei. All’interno un altare maggiore con la statua equestre del santo, a cui si accede attraverso due scale laterali.

Monasteri e chiese importanti

Ben quattro sono i monasteri benedettini che dopo l’anno mille sorsero nelle vicinanze di Ittiri. Questi si prefiggevano la coltivazione delle terre ed il prosciugamento delle paludi : Santa Maria di Paulis, Santa Maria di Cea, Santa Maria di Coros e San Leonardo di Cuga.

Paulis

Nel 1948 i Cistercensi vennero per la prima volta in Sardegna e introdussero un nuovo stile architettonico che va sotto il nome di Romanico-Cistercense. Santa Maria di Paulis o (in Padulibus), i cui ruderi sorgono a metà strada tra Ittiri e Uri nei pressi dell’antico villaggio omonimo, venne costruita con questo stile nel 1205 e faceva parte della diocesi di Torres, una delle più importanti abbazie del giudicato. Gia nel 1440 il monastero era stato abbandonato dai monaci per motivi ancora sconosciuti e da allora la costruzione iniziò a rovinare. Oggi il Monastero è quasi completamente scomparso e della chiesa rimane ben poco: il coro, alcune arcate che dividevano le navate e l’ultima campata della volta della navata centrale.

Coros

Meno grande e meno importante di Paulis sorgeva nelle vicinanze di Ittiri il monastero di nostra Signora di Coros, nome che deriva da Corex, capitale degli antichi popoli coracensi. Si ignora la data di costruzione, avvenuta prima della metà del 1200. E’ da considerarsi l’ultima delle costruzioni cistercensi in Sardegna, visto che oltre agli elementi architettonici Romanico – Cistercensi, presenta anche elementi gotici che sono indicati dagli archi a sesto acuto. Coros era un dormitorio per monaci che si dedicavano alla vita contemplativa, mentre quelli di Paulisi erano dediti alla vita attiva.

San Leonardo di Cuga

E’ l’ultima costruzione monastica medioevale che originariamente sorgeva sulla sinistra della statale Ittiri- Alghero. Si sa che fu restaurata ad opera di Bernardo Simon, che divenne in seguito barone di Ittiri, nel 1538. La chiesa è di pianta simile a quella di Coros. Di questa, sino a qualche tempo fà, rimanevano la facciata e i due muri perimetrali, mentre erano completamente crollati l’abside e la volta. Attualmente la chiesa è stata ricostruita più a monte.

Archeologia

Per quanto riguarda l’era nuragica, il territorio conta 63 nuraghi (in particolare Nuraghe Majore, Pitti Altu, Ilventi, Vittore, Sa Figu), 10 villaggi, diverse tombe dei giganti (tra cui quella di Sant'Ereno, del 3300 a.C.) e un probabile pozzo sacro. Tali resti potrebbero appartenere alle tribù nuragiche dei Coracenses, citati da Tolomeo, del cui nome si riscontra traccia nel toponimo Coros e nell'omonima curatoria medievale, comprendente il territorio (centri compresi) degli attuali Uri, Ossi, Tissi, Usini.