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- Chiesa della Natività di Maria Vergine

- Chiesa di Santa Croce

- Chiesa di S. Giorgio dell’Oleastreto

- Chiesa di S. Giovanni

- Stemma del Barone di Usini Giacomo Manca

- Casa del Pievano

- Su Magasinu ‘e su Fattore

- La Casa del Monte Granitico

- Casa Derosas

- Casa Diaz

- Necropoli di S'Elighes Entosu e Domus de janas de chercos

- Lavatoio Su Trogliu Ezzu

- Grotta naturale di Santa Caterina

- Stele funeraria romana Su Pianu ‘ e Sas Piras

- Forno per la cottura dei manufatti di argilla Monte Unturzu


Chiesa della Natività di Maria Vergine

La chiesa della Natività di Maria Vergine, conosciuta anche come Chiesa di Maria Bambina (nome acquisito nel 1894), fuedificata nel 1824 e consacrata con il nome di Santa Maria 'e S'Ena Frisca (Santa Maria della Fonte Fresca).
La sua costruzione rispondeva alla necessità di ufficiare i riti in quell'area dove si stava estendendo l'abitato, in direzione della piazza Castello.
L'edificio, da sempre molto caro agli usinesi, probabilmente sorse in luogo dell'antica chiesa di San Pietro, ai più sconosciuta, e della quale non si sono rinvenuti resti, ma che è nota grazie a numerose fonti scritte. La stessa fornì l'area per l'edificazione e parte dei materiali da riutilizzare.
Oggi la Chiesa della Natività, nel centro storico del paese, ha il suo accesso principale in via Roma di fronte a piazza Conciliazione, ma si estende in tutto il suo volume nella retrostante via Volta.
L'edificio, in stile tardobarocco, è opera di maestranze isolane centro-settentrionali che operarono anche in altri centri quali Bosa, Mara e Pozzomaggiore.
La facciata, suddivisa in due registri compositivi, ha una parte inferiore delimitata agli angoli da lesene e chiusa da una trabeazione aggettante. Al centro si imposta il portone d'ingresso, anch'esso incorniciato da lesene sormontate da un timpano curvilineo. Al centro del registro superiore si apre una finestra centinata.
Il campanile, costruito nel 1900, fu addossato per mancanza di spazio alla parte destra della facciata. L'interno, ampio e luminoso, è ad unica navata con cappelle laterali, terminante nella volta a cupola che sovrasta il presbiterio.
Tra gli arredi risaltano particolarmente i due splendidi altari gemelli della Madonna del Carmelo e di Santa Anastasia realizzati dai fratelli Diana e Calvia, artisti attivi nel nord Sardegna tra il XVIIIe il XIX secolo. Il primo altare, voluto da Domenica Tanchis, vedova Cossu, e donato alla chiesa della Natività nel 1857, si ispira a forme architettoniche classicheggianti successive al barocco.
Di particolare pregio è anche l'acquasantiera in marmo, recante un' iscrizione del 1599 fatta apporre dal pievano MATHEUS VARGIUS.

Chiesa di Santa Croce

Un gioiello di architettura e decorazioni all'ingresso di Usini.
Entrando ad Usini dalla SS 127 (provenienti da Sassari) si incontra subito la splendida chiesa di Santa Croce. Anticamente chiamata Sancta Maria d'Usune, poi Santa Maria 'e S'Ena Frisca (Santa Maria della Fonte Fresca), sorge all'ingresso dell'abitato, nell'area in cui forse si sviluppò il primissimo nucleo di abitazioni dell'Età Neolitica.
La sua storia è molto antica, poiché la chiesa è ricordata già nel 1135 nel cosiddetto "Condaghe di San Pietro di Silki" (documento dell'XI secolo) e, in età successiva, come luogo di sosta per le monache che dal monastero si recavano alla vicina abbazia di Paùlis (oggi nel territorio di Ittiri).
Il nome attuale, scelto nel 1825 in concomitanza con la fondazione della Chiesa della Natività, deriva dall'omonima confraternita, recentemente ricostituitasi.
Santa Croce rappresenta una tappa obbligata per coloro che vogliano conoscere il paese e siano curiosi di scoprirne le particolarità.
L'edificio, realizzato in conci di pietra calcarea, è costituito da un'unica navata con abside quadrangolare, transetto e cappelle ai lati, oltre a vari ambienti di servizio e al campanile.
L'aspetto attuale è il frutto di una serie di trasformazioni e integrazioni, apportate gradualmente, a quella che all'inizio era solo una piccola cappella. Ciò determinò la confluenza di stili architettonici e decorativi differenti, dal Romanico al Gotico-Catalano, integrati tra loro in modo gradevole ed equilibrato. Numerosi sono gli arredi recentemente restaurati: tra essi spicca l'altare maggiore in legno policromo proveniente dall'oratorio del Rosario. Di stile barocco nei colori predominanti dell'azzurro e dell'oro, esso ospita il simulacro della Madonna della Misericordia. Degni di nota sono anche due altri altari: quello di San Giorgio (6,40 x 6,50 m), risalente ai secoli XVII-XVIII, anch'esso in legno e decorato di verde e oro, e l'altare del Crocifisso (XVIII secolo), proveniente dall'antico oratorio di Santa Croce. Si segnala, inoltre, la presenza dello splendido pulpito ligneo proveniente dalla chiesa delle monache isabelliane di Sassari, arrivato ad Usini dopo la soppressione dell'ordine nel 1855. Le pareti della chiesa ospitano numerosi dipinti, tra cui 14 oli su tela raffiguranti la Via Crucisattribuibili ad un ignoto pittore piemontese del XIX secolo.

Chiesa di San Giorgio di Oleastreto

La chiesa campestre di San Giorgio di Oleastreto si trova a soli 5 Km dal bivio che, dalla vecchia strada Sassari-Alghero, immette nella strada per Usini: essa è una fra le più belle manifestazioni del paesaggio sardo di età medievale.
Il piccolo edificio romanico sorge in una posizione geografica privilegiata, delimitata dal Rio Mascari da una parte e dal Rio Mannu dall'altra, nella zona in cui si sviluppò un piccolo agglomerato di case, testimoniato dai resti archeologici rinvenuti.
Il villaggio doveva essere abitato dalle stesse monache che amministrarono attivamente le terre circostanti affittandole ai signori locali.
A partire dal XII secolo, le fonti scritte riferiscono sui vari passaggi di proprietà della chiesa a diversi istituti, tra cui il monastero di Montecassino, l'ospedale di Stagno, il monastero "Tutti i Santi" e quello "Alle Rivolte" di Pisa, a seguito dei legami politici ed economici che vi erano fra il Giudicato di Torres e la Repubblica Marinara di Pisa.
Nel 1643 fu istituita dal re di Spagna Filippo IV la contea di San Giorgio che comprendeva i territori di Usini e Tissi.
La basilica, recentemente restaurata dopo il crollo degli anni '70, è composta da un singolo ambiente con catino absidale, ha orientamento nord-est e il tetto a doppio spiovente sostenuto da un sistema di capriate. I paramenti murari sono lisci, rivestiti agli angoli da paraste, mentre unadecorazione continua di archetti con peducci corre sia sulla facciata che sui fianchi, al di sotto della gronda.
In facciata vi è l'alto portale d'ingresso architravato, dotato di arco di scarico rialzato di un concio. Sui due lati vi sono delle monofore e un portale uguale a quello principale, ma di dimensioni ridotte. L'edificio, semplice così come imposto dall'antico ordine monastico, si riempie di visitatori e di fedeli ogni primo maggio, in cui ricorre la festa del Santo. In questa giornata, l'antica chiesa campestre diventa il luogo d'arrivo della processione solenne che accompagna la statua del Santo, mentre lo spazio esterno si anima di fedeli ed abitanti dei paesi vicini: la festa prevede, infatti, un conviviale pranzo all'aperto e varie iniziative tra cui, per esempio, una corsa di cavalli.

Casa Derosas

Un antico palazzo signorile oggi sede di un importante centro documentale
La visita al paese di Usini non può prescindere dallo splendido palazzo signorile che prende il nome di "Casa Derosas". Risalente al primo ventennio del secolo passato ed appartenuto ad una delle principali famiglie di possidenti terrieri, l'edificio si trova sulla centralissima via Roma.
La casa, organizzata su due piani a cui si aggiungono delle cantine sotterranee, fu costruita da maestranze di Bosa che le conferirono alcuni suggestivi elementi architettonici, tra i quali spicca la nicchia decorata ad archi che si trova all'ingresso. Al suo interno vi sono numerosi ambienti quali una cucina rustica, delle stanze di servizio, dei dormitori, delle stanze di ricevimento ed uno studio decorato da antichi quadri affrescati. Sul lato posteriore vi sono la terrazza ed un piccolo cortile.
Elementi di particolare interesse, oltre al fascino delle antiche architetture, sono una serie diaffreschi situati in una delle sale di ricevimento, raffiguranti scene dal sapore mitologico, dono di nozze dello zio della padrona di casa.
Il palazzo, che fu acquisito dal Comune di Usini, oggi è la sede del "Centro documentale casa Derosas", gestito attualmente dall'Associazione Culturale Sardòs, e si appresta a raccogliere tutte quelle testimonianze materiali che fanno parte del patrimonio etnografico locale. Già numerosi sono gli oggetti donati, tra cui costumi tradizionali femminili e oggetti della quotidianità, dal telaio agli arnesi da cucina.

Casa Diaz


Centro di attività antiche e moderne: Casa Diaz a Usini
L'Azienda Diaz, conosciuta anche come "cortile di Casa Diaz", testimonia la forte vocazione agricola di un piccolo borgo del Nord Sardegna, quale fu Usini tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento. Qui le colture tradizionali come l'ulivo e la vite furono particolarmente favorite dalla fertilità delle terre e dall'abbondanza di acque sorgive.
La struttura della casa, compreso quasi certamente anche il cortile, punto centrale dell'azienda, fu portata a termine nel 1874, come riferito dallo scrittore locale Pasquale Campus.
Il suo primo proprietario, il latifondista Giuseppe Derosas, e successivamente la famiglia Diaz, portarono avanti l'attività agricola raggiungendo notevoli risultati e dando impiego a gran parte degli abitanti del paese.
L'ingresso principale dà sulla Piazza Castello, cuore del centro abitato, ed è costituito da un alto portale che svela l'ampio cortile fiancheggiato da vari ambienti specializzati: oltre all'aia e alle stalle, vi si affacciano l'officina per i mezzi meccanici, il ripostiglio per le granaglie e il frantoio per la molitura delle olive, che conserva intatti gli antichi macchinari.
Giungendo al termine del cortile si accede alle cantine, disposte ad un livello inferiore come esigeva la corretta conservazione dei vini che si producevano. La capacità delle grandi botti conservatesi permette di intuire l'importanza di questa produzione, tuttora fulcro dell'economia usinese. Attualmente il centro è gestito dall'Associazione Culturale Sardòs ed è sede di iniziative culturali ad ampio respiro che vanno dalla riscoperta degli antichi mestieri a manifestazioni teatrali, di pittura e arte contemporanea.


Necropoli di S'Elighes Entosu e Domus de janas de chercos

Accesso- Usciamo da Uri lungo la S.S. 131 bis verso Sassari, percorsi 4 km., prima del bivio per Usini, giriamo a sinistra, seguendo le indicazioni di un cartello per la Necropoli di S'Elighe Entosu. Percorsi 700 m. troviamo un abbeveratoio, da qui si prende una strada bianca in salita che si percorre per circa 200 m., e che finisce davanti ad un cancello. Si prosegue a piedi sino al vicino costone roccioso situato al di sotto, si discende lungo il fianco verso destra, e si troveranno alcune tombe, le altre sono invece situate in alto. Per arrivare alla Domus de Janas di Chercos, tornare sulla S.S. 131 bis sino a trovare il bivio per la S.S.127 bis, sulla quale si percorrono 700 metri in direzione di Usini, dopo i quali si svolta a sinistra verso la chiesa campestre di San Giorgio di Oliastreto. Percorsi 1,6 km., si gira a destra nella strada vicinale Sa Longhera, non asfaltata, e si prosegue poi a sinistra per 1,4 km. Parcheggiare l'auto e proseguire a piedi in mezzo alla campagna, tenendo la destra della strada, dopo 200 metri, vedremo in basso la domus di Chercos, che si raggiunge prendendo un sentiero in discesa.
Descrizione. La necropoli di S'Elighe Entosu è composta da otto domus de janas, di cui alcune molto particolari: ad esempio una conserva nella cella un focolare circolare di pietra, scolpito nel pavimento, il soffitto scolpito a doppio spiovente che riproduce la travatura di un tetto ligneo, e sui lati la riproduzione delle pareti delle capanne preistoriche. Un'altra chiamata " delle Sette Stanze", ha lungo dromos (corridoio d'ingresso scavato nella roccia), graffiti medievali sulla parete d'ingresso e sette cellette a corona intorno alla camera principale.
La tomba di Chercos appartiene al genere di domus de janas detto a prospetto architettonico ed è scavata in un costone calcareo. Il prospetto architettonico esterno, rappresenta la stele delle tombe dei Giganti, scolpita nella roccia, segno di un riutilizzo in epoca nuragica. La cella, a pianta ovale, presenta all'interno un bancone, mentre nella parete di fondo è situata una piccola nicchia ogivale accuratamente scolpita con graffiti e incisioni raffiguranti elementi vegetali, presenti anche sulle pareti e sulla volta.


Parco del lavatoio Su trogliu Ezzu

Il parco del lavatoio è un'ampia area verde attorno alla chiesa che ha compreso al suo interno l'antica struttura.
Chiamato “Su Trogliu ezzu”, il lavatoio è una struttura composta da un'ampia vasca con acqua sorgiva che tuttora sgorga di continuo. Fungeva anche da luogo di incontro delle massaie che, fino all'arrivo dell'acqua nelle case attorno agli anni Cinquanta, vi si recavano per lavare i panni. Recentemente è stato restaurato ed è attrezzato di giochi, tavoli ed un percorso per fare ginnastica.


Grotta naturale di Santa Caterina

Fra tutte le grotte naturali esistenti nel territorio di Usini, quella di Santa Caterina. E', senza dubbio, la più degna di nota, sia per quel che concerne la bellezza dei suoi interni, sia per essere stata. oggetto di insediamenti umani nel corso dei secoli.
Si tratta di una profonda cavità naturale che si addentra a11'interno del monte Tanarighes per oltre ottanta metri, passandolo da parte a parte .
Le sale interne della grotta sono di rara bellezza ed il visitatore rimane affascinato davanti alle millenarie sculture prodotte dalla lenta formazione di stalattiti e stalagmiti. Il materiale ceramico rinvenuto nel suo interno, dimostra un'intensa frequentazione umana a partire dall'età prenuragica fino al periodo di dominazione romana. Per tutto questo tempo la grotta fornì un'ottima qualità. di argilla, materia prima per la locale produzione delle forme vascolari.


Stele funeraria romana Su Pianu ‘ e Sas Piras

Importanti scoperte si sono avute in località Pianu 'e Rughes dove, in occasione di lavori di rimboschimento, è stata ritrovata una stele litica trapezoidale, riportante un'iscrizione funeraria attribuibile ad un individuo deceduto all'età di quattordici anni, e risalente al II secolo d.C.


Forno per la cottura dei manufatti di argilla Monte Unturzu

Sempre in regione San Giorgio, è visitabile la grotta naturale detta Sa Miniera, dalle cui pareti interne sgorga una buona qualità di argilla. Molto probabilmente, la cavità assicurava, nell'antichità, la materia prima per la produzione locale dei manufatti ceramici. Quasi a dimostrare quest'ultima ipotesi, poco lontano, si erge ancora, parzialmente integro, un antichissimo forno per la cottura dell'argilla. Questa struttura, costituita da pietre rozze e da altre squadrate, ha ingresso architravato e si trova in regione Monte Unturzu, vicinissimo al nuraghe omonimo.